Home > Giobbe non vede ... > Capitolo 12

Capitolo 12

15 febbraio 2010

Giobbe non vede

Cap.  12.

E la strada ti spingerà avanti…quando ti sentirai mancare

Quando uscirono, provai a telefonare a Francesca più volte. Nessuna risposta. Mi veniva in mente il tempo delle telefonate notturne, lunghe e appassionate, ricercate senza tregua e noia. Mi chiedevo se la percezione di assenza e di abbandono fosse nuova o conosciuta da sempre e la risposta continuò a essere doppia. Da una parte, nulla di nuovo e imprevedibile; dall’altra, la consapevolezza che non avrei più potuto darle cura.

Se ne avessi avuto voglia, nessuno avrebbe potuto impedirmi di parlarne ancora a lungo, con le parole che volevo o attraverso il silenzio in cui mi chiudevo. E comunque, non direttamente a lei, non avrei dovuto più sapere niente di lei, se dove e quando avrebbe riassaporato il gusto dell’esistenza.

M’interrogavo sulla mia età che sentivo sempre più indefinibile. Quanti anni avevo? Cento, duecento, mille? Quanto dolore scorreva dentro di me, senza che nemmeno dovessi ricordare ?

E anche la storia del licenziamento accresceva la rabbia. Avevo visto sulla mia pelle come era stato facile per qualcuno decidere lasciandomi in un altro mondo, completamente nudo.

Non potevo che sperare nel tempo, il tempo che affievolisce il dolore. Ma sapevo anche che al mio dolore sarei rimasto fedele. Se avessi potuto lo avrei tradito, subito. Ma sapevo che non era nella mia essenza.

Forse avevo varcato i confini del pensiero consentito, lasciandomi trasportare dalle percezioni smisurate, incurante per le vittorie che non potevo conservare, più vivo delle sconfitte che mi si ponevano innanzi.

Niente pareva avesse vita negli interminabili pomeriggi che si susseguirono. Il sole continuava a scendere lentamente sulla mia spiaggia di Mondello. Rosso e ancora caldo. Uno di quei pomeriggi tersi e dolci, ove le cose parevano adagiarsi in una quiete immobile e luminosa, senza fretta. Un senso d’inutile riconciliazione con l’assenza di Dio. Tutto troppo immobile perché egli potesse concedere il dono di una lacrima, di un pensiero, anche di un sospiro dubbioso. La sua assenza lasciava gli uomini neutrali e rassegnati, sterili e ossessivi, terrorizzandoli e privandoli del riconoscere i pochi frammenti di gioia e i ripetuti momenti di dolore.

C’ero abituato, ormai non maledicevo più quel suo modo di irridere, ma tutto questo mi aiutava a cercare nelle cose e soprattutto negli altri la sua voce.

Lui non c’è ma gli angeli sono la sua voce. Mi venne da pensare irragionevolmente.

Un uomo, scuro per il sole e lo sporco, chiedeva a tutti quelli che passavano:

“ Scusa, posso chiedere una cosa? “

Seduto in terra, i piedi neri dello stesso colore della pietra del marciapiede, la camicia bianca e  sudicia, aperta fino a mostrare le ossa sporgenti dello sterno, i capelli lunghi e neri, un paio di Timberland nell’angolo, vissute ma ancora decenti, chissà raccattate dove.

Un piccolo cane accanto, attento e dignitoso, non provava alcuna vergogna per le condizioni del suo amico. Non provava umiliazione o senso di dolore per l’elemosinare del compagno. Al piccolo cane bastava quello che aveva. Il suo mondo era il mondo. Non aveva niente da chiedere. Fedele, sicuro di sé e affidabile.

“ Scusa, posso chiedere una cosa? “ Ripeté l’uomo.

La maggior parte di chi passava faceva finta di non sentire, pochi gli porgevano una moneta per saldare i loro debiti, ma nessuno si poneva il problema di cosa volesse veramente chiedere.

.“ Sì, cosa c’è? “ Dissi.

“ Hai visto il sole che scende? “

“ L’ho visto.“

“ E’ bello. Ti piace? “

“ No, non mi piace. M’intristisce.“

“ Io lo sapevo, ma non è così.“ Rise. “ Guarda quanta luce ancora.“

“ Tu mi hai chiesto del sole ed io ti dico che mi intristisce.“

“ Che ore sono? “

“ E’ tardi. Quasi le otto.“

“ C’è ancora luce.”

“ Ognuno vede quello che vuole, no? “ Risposi indispettito.

“ Non hanno ancora acceso le lampade.“ Insisté. “ E questa luce mi terrà caldo per tutta la notte.”

“ Chissà quale vita..”

“ E’ il sole che mi dà caldo.”

Uno slargo di Mondello abbastanza improbabile e sicuramente inadeguato, per parlare seriamente con qualcuno. Un piazzale sporco, a terra carte, bottiglie, pezzi di stoffa e di peluche e indizi di sesso a pagamento, che finivano per rimanere lì come se nulla fosse.  Più giovane di me solo di poco, troppo alto, le spalle rassicuranti. La barba lunga, le sopraciglia assai folte e quasi continue fino al centro della fronte. Il timbro della voce forte e sgradevole. Era dolcemente pallido e non stava a me dire se era bello.

Piegato su un gradino, mi teneva innanzi la sua birra, quasi ad offrirla e mi sembrò subito chiaro che il gesto di quel Cristo fosse assai più serio e compassionevole dell’ offertorio di qualsiasi prete.

“ Come si fa a parlare con te se dici sempre la stessa cosa…Il sole..”

“ Non è colpa mia se non lo vedi.”

“ Vuoi qualcosa? Ti serve qualcosa? “

“ No. A me no. Non serve niente.“

“ Va bene. Allora ci vediamo, eh.”

“ Ma tu guarda il sole. Uno più uno fa due…”

“ Certo. Perché non fa due? ”

“ Ma fa anche più o meno due… ”

“ Sei anche filosofo.” Lo provocai.

“ Sì, anche. E non mi nascondo. E non racconto bugie. Tanto tutto torna come prima. Vedrai.”

“ L’ourobos…” Fu la prima parola che mi venne in mente.

“ Che? ”

“ No niente, è una vecchia cosa. La strada che porta al punto di partenza.”

“ Ah.“

“ Essere scoperti, giudicati e poi assolti.”

“ E chi ti assolve? Per farlo e accettare i peccati degli altri, si dovrebbe fare i conti anche con se stessi. Ci si dovrebbe guardare fino in fondo allo specchio. E chi lo fa? ” Rideva sguaiatamente, tanto che mi vergognai per la gente che ci osservava.

“ Già, chi lo fa?” Dissi andandomene.

“ Tu guarda il sole.“ Mi gridò dietro e non ebbi il coraggio di voltarmi ma mi accorsi che effettivamente il sole riscaldava ancora.

Tornerai a quello che eri.  Mutato senza vittoria in quello che sei.

Aveva ragione: il sole riscaldava ancora. Magari non per tutti e sempre, ma riscaldava ancora. Il cielo blu scuro dell’imbrunire prima della sera, le macchie più grigie delle nuvole invitavano il pensiero a perdersi nell’oscuro infinito, eppure il sole riscaldava ancora.

Tornai a casa e feci un ultimo tentativo di ritrovare il cannocchiale. Dovevo in qualche modo chiudere l’ultimo cerchio e mi convinsi che l’unica soluzione sarebbe stata quella di cercare Edoardo Santez. Lui, del cannocchiale ne sapeva più di me, forse poteva spiegarmi. Conservavo il suo numero di telefono.

“ Pronto, Edoardo.“

“ Sì.“

“ Sono Fabrizio Lucchetti.“

“ Sì.“

“ Si ricorda? “

“ Veramente no.”

“ Fabrizio Lucchetti, quello del cannocchiale.“

“ Cannocchiale? “

“ Sì , il cannocchiale che mi ha dato a Santiago, qualche anno fa.“

“ Senor, mi dispiace ma non ricordo.“

“ Come non ricorda? “

“ Forse confonde con qualcun altro, qualche altro Santez.“

Ma no, che non confondo. Il numero di telefono è lo stesso.“

“ Veramente non ricordo. Posso fare qualcosa per lei? “

Inutile litigare per telefono con quell’imbroglione galiziano. Preferii chiedere a quel mezzo sciamano un nuovo incontro e lui sorprendentemente acconsentì subito. Santiago non era dietro l’angolo, ma avrei fatto in modo di esserci. Questa volta l’appuntamento fu fissato alle spalle della vecchia chiesa di Santa Maria la Real de la Mar. Avrei dovuto trovare un vecchio muretto di pietra. Alle sette di una sera dell’inverno atlantico.

Venne con gli stessi vestiti del primo incontro. Ne ero certo. La stessa giacca chiara e lisa. Niente cappotto o altro, per quanto il vento  raffreddasse nel più profondo del cuore.

Fumava tranquillo, appoggiato al muro basso. L’ombra scura della chiesa ne risaltava il profilo sottile.

“ Senor.“

“ Buonasera Edoardo.“

“ E’ venuto dall’Italia. Ha fatto un lungo viaggio.“

“ L’avrei raggiunta anche in capo al mondo, Edoardo. “

“ Ci sono, senor Lucchetti. Sono qui.“

“ Lei sa perché ho chiesto di vederci? Lo sa? “

“ Credo di immaginarlo da quello che mi ha detto per telefono, ma…”

“ Ascolti Edoardo, ho avuto momenti difficili, molto difficili. Non credo dipenda dal cannocchiale, ma vorrei parlarne con lei.“

“ Glielo già detto, non so proprio di questo cannocchiale. E’ sicuro che fossi io? “

“ Sicurissimo.“

“ Qui a Santiago accadono cose strane.“

“ Qui nel mondo accadono cose strane. Molto più strane che a Santiago, mi creda.“

Annuì, succhiando l’ultimo fumo della sigaretta. Gli raccontai quanto era accaduto, tutto, con i particolari che mi parevano più importanti. Ascoltava guardando fisso in avanti, verso il portale della chiesa. Non aveva bisogno di chiedere o di interrompermi.

“ Vede, Senor ?  Vede quelle due grandi porte? “

“ Sì, le vedo.“

“ Sono le storie del Vecchio Testamento. Quella in alto è la storia di Giobbe.“

“ Giobbe.“

“ Sì. Anche Giobbe perse tutto. La moglie, i figli, gli armenti. E poi le malattie e non ricordo più quali altre disgrazie.“

“ Allora? “

“ Solo che Giobbe alzava le braccia al cielo e pregava. Chiedeva : Dov’è Dio mio padre? E poi aspettava. Ma lei no, senor Lucchetti. Non ha mai aspettato.“

“ Non ho mai pregato.“

“ Non lo so se ha pregato.“

“ No, non ho mai pregato. Sono riuscito a non pregare mai.“

“ Non lo so se ha pregato. Ma non ha aspettato.“

“ Non c’era tempo da aspettare. Anzi non c’è molto da aspettarsi.“

“ Giobbe non vedeva, poteva anche non vedere. Non ne aveva bisogno. Lui diceva: “ nudo uscii dal seno di mia madre e nudo vi farò ritorno“.

“ Giobbe non vede….Bello, bravo.“

“ Lei ha voluto vedere. Non si è fermato mai. Ha voluto vedere quanto possibile, tutto. E poi, guardi mi ha parlato di tante persone, adesso non ricordo tutti i nomi. Ma sa cosa ?

“ Cosa? “

“ Non mi ha detto niente di loro. Tutto di sé, niente di loro. Chi erano veramente tutte le donne e gli uomini che ha incontrato? “

“ Ma che dice? Le ho detto tante cose e mi fa passare per un pazzo narcisista.“

“ No, non volevo dire questo.“

“ E Francesca? Le ho detto di Francesca, no? “

Continuava a non rivolgermi un solo sguardo, guardava avanti, assorto nel cercare oltre. “ La sua enamorada . Sì me ne ha parlato. Ma non mi ha detto niente neanche di lei. Scusi, ma sembrano tutti fantasmi. “

“ Non lo so, non capisco. Mi sembra strano. Guardi che è importante, lei è nelle mie viscere.“

“  Forse è proprio quello. Qui si è perso. E’ rimasto senza anima. Ha visto bene, si è caricato tutto dentro di sé. Ha visto troppo e non riesce più a parlare degli altri. Non ci può fare niente.“

“ Le ho detto degli altri, tutto quello che so. Le ho parlato di tante persone.“

“ Forse di quello che hanno fatto. Non di chi sono. I pesi erano troppo pesanti per poterli condividere.“

“ Che pesi? Si forse sì, ma non mi sembra.“ Ero ancora più confuso.

Avevo bisogno di tirare il fiato, di restituire a quel dialogo una parvenza di credibilità e concretezza e per questo provai ingenuamente a stuzzicarlo.

“ Ma a lei cosa è successo quando ha trovato il cannocchiale, cosa le è successo? “

Non rispose. Per la verità continuava a non degnarmi nemmeno di uno sguardo.

“ Cosa è successo, Edoardo? “

“ Io le ho detto la verità, di questo cannocchiale non so nulla.“

“ Non è possibile. Non è possibile.”

“ La pensi come vuole, ma non sono venuto qui a raccontarle bugie.“

“ Potrebbe avere dimenticato.“ Mi venne da dire. E questa volta mi guardò negli occhi.

Occhi giovani e antichi, curiosi e rassegnati, restii nelle parole e generosi nel trasferire percezioni impronunciabili. Occhi inappagati.

“ La vuole sempre vinta, Fabrizio. Sì in teoria è possibile. Potrei avere dimenticato. Ma è importante? ”

“ Dipende. No, non è importante se ha dimenticato del cannocchiale. Ma le storie, quello che ha fatto…”

“ No quelle le ho tutte. Ma non siamo qui per questo. Le ricordo tutte… Anche se forse le ho dimenticate.”

“ Tutto e il contrario di tutto. E’ difficile starle dietro.” Non volevo arrendermi e provai ad aggirare l’ostacolo per capire qualcosa in più. “ E adesso cosa fa? Come vive? Ha un lavoro? “

“ Certo che ho un  lavoro. Una bottega di spezie al centro di Santiago. Vendo speranze ai pellegrini. A quelli grassi che vogliono dimagrire o a quelli che non riescono a dormire la notte. Leggo, studio, combino le spezie e le piante con amore. Qualcuno torna per ringraziarmi.”

“ Combinare le spezie con amore.“

“Bisogna prendere il biancospino con le mani e triturarlo con le punta delle dita, raccogliere il mirtillo fresco e premerlo con attenzione nel mortaio. Non è facile. “ Mimò tutto con le mani e strinse gli occhi.

“Con amore.” Insistei.

“ Con amore.”

“ A lei non sarà mancato amore.”  Chiesi tendenziosamente, io più occidentale e diretto.

“Se mi sta chiedendo se ho avuto storie importanti le posso rispondere che a noi non mancherà mai l’amore di una donna.  Ma non è questo.” Per un attimo rise, riuscì a sorridere di sé e forse del suo dolore, come a volermi fare capire dell’inappagata lotta fra il tempo che corre e il tormento che tiene fermi. “ La questione non è quello che ci danno, ma quello che vorremmo e non potremo trovare. E credo che in questo siamo simili, smisurati.”

Rimasi a lungo a pensare su quell’ultima parola.

“ A volte il dolore e la conoscenza affinano talmente che non si apprende più, non si riesce più a parlare. E poi le dico un’altra cosa. Sa cosa diciamo qui a Santiago? Che chi rimane senza anima in qualche modo rimane senza vita e diventa immortale.“

“ Ci si mette di impegno in queste assurdità, eh Edoardo ? Complimenti. Ed io che vengo a chiedere a lei.“

“ Volevo dire che chi non ha più paura della morte diventa quasi immortale. Non lo so se sono assurdità, ma chi è senza anima non deve più misurarsi. Con cosa vuole che si misuri? “

“ Ha ragione, non mi vengono in mente battaglie che non possa immaginare. E che non possa affrontare. Anche se tutto è enorme e doloroso.”

“ Pieno di vita, incurante della paura.”

“ Enorme e doloroso.“

“ Incurante della paura.“

“ Che pure resta tutta … Il cannocchiale…”

“ Il cannocchiale, il cannocchiale… Siamo seri, Fabrizio. Se lo sarà inventato. E’ lei che ha fatto tutto,  altro che cannocchiale.“

“ Non lo so se è stato tutto nelle mie mani. Il cannocchiale inventato, l’anima persa e immortale.  Bell’affare, Edoardo.“

“ E’ un senso di diversa immortalità, un diverso premio, un diverso riconoscimento.“

“ Non mi pare proprio di avere ricevuto compensi.”

“ No, ha ragione. Non si può dire questo. Ma il fatto di avere potuto vedere fino in fondo, quello nessuno glielo può disconoscere. Questo è il compenso.”

“ Forse. Ma non so bene a cosa mi servirà.“

“ Mi dispiace, senor. E’ la sua vita. Lei l’ha voluta così. Lei l’ha fatta così. Almeno può dire di averla vissuta tutta, fino all’ultimo sapore.“

Avanti, Avanti per la  strada

Senza timore o gioia. Perché è la tua strada

Fu l’unica volta che ritornai col volo della mattina.

Nel piccolo aeroporto di Santiago il maestrale feriva le guance di una coppia non più giovanissima che teneramente si salutava sulla terrazza. Lei magra e bionda in un caldo maglione, di spalle poteva ricordare… Lui alto e brizzolato, bello e dalla pelle liscia e curatissima, il pantalone di velluto ben tenuto, le scarpe pulite, il giaccone di camoscio chiaro, le spalle dritte come di chi non portava pesi. Per loro, tutto era il dolce dolore di chi si sarebbe incontrato ancora.

Non ebbi altri pensieri per quella scena che non era la mia, ma li osservai fino alla fine, sino a quando non fu chiamato il mio volo.

A Palermo, continuai a mettere a posto le cose di ogni giorno che mi riguardavano, sopratutto quelle che potevano essere d’aiuto al futuro dei miei figli. Rimisi a posto tutto, con lucidità e pazienza, ma senza cuore.

In qualche modo tutto sarebbe andato avanti, in qualche modo tutto sarebbe rimasto immobile.

Era il ventotto novembre e mi chiesi cosa mi spettasse, se fossi dovuto restare ancora fermo o quando avrei iniziato un nuovo giro di valzer.

Non riuscii mai a sapere se Francesca avesse avuto modo di riprendere cura dei suoi capelli. Col tempo ne avrei forse dimenticato il volto, ma non il sapore. Negli anni forse sarebbe cambiata e quello che mi era rimasto di lei sarebbe potuto non più appartenerla. Forse una notte avrebbe scoperto il silenzio sordo e impalpabile, quello che va oltre la rabbia e il dolore e avrebbe avuto bisogno di essere ascoltata. Forse nel tempo sarebbe invecchiata e avrebbe perso attrattiva.

Ma questo, almeno per me, non poteva essere un problema.

Epilogo

Se sai quello che fai, sei beato, ma se non sai quello che fai sei empio e trasgressore della Legge.

(da Codex Bezae, interpolazione a Luca 6.4 )

Giobbe non vede ...

I commenti sono chiusi.