Capitolo 5
Cap. V
Mi svegliai ch’era era ancora notte. Il volto di Greta era prono su di me.
Non sembrava meravigliata di trovarmi lì, come se avesse assistito alla copula. Non osavo fare domande, alla fine:
– Da quanto sei qui? – chiesi.
– Da sempre – rispose con voce ambigua, tanto che mi fu chiaro ch’era meglio abbandonare il discorso.
Aveva dalla sua un grande dono, la realtà della presenza, del suo corpo, rispetto alla storia vissuta nell’antro.
Ora che le ero vicino e ne raccoglievo i profumi e il contatto della sua pelle, la scena con la sirena appariva finta, ingannevole come la stessa esistenza di Circe.
Ora c’era Greta che abbandonata e delusa chiedeva di essere presa, di annullarsi con me nell’atto d’amore, per raggiungere quell’attimo d’eterno, l’unico concesso all’uomo.
Mi dissi ch’eravamo incappati in un meccanismo incredibile che rimetteva in gioco Greta riportandola dalle nebbie del limbo nel mondo delle sirene con cui ora lottava direttamente.
Non osavo chiederle quanto sapesse di quella realtà onirica.
Se l’avessi fatto probabilmente il nostro rapporto sarebbe ritornato nelle condizioni precedenti al nostro arrivo nell’Isola.
La mancanza di chiarezza, tuttavia, l’ipocrisia del silenzio mi portavano ad odiare l’Isola.
Ma si può odiare il paradiso?
Mi ricordai d’un sogno ricorrente della mia infanzia: mi ritrovavo giovane nel paradiso delle religioni; nel sogno ero vicino alla gloria di Dio, alla sua luce, ma, nello stesso momento, mi accorgevo di non essere felice, che mi mancavano gli aspetti della terra: i tramonti, le montagne innevate, il piacere di nuotare nel mare.
Quando corsi a raccontarlo al parroco, il vecchio, che sembrava un guru, mi spiegò che il paradiso del sogno, avrebbe avuto altre gioie che sublimavano quelle terrene.
Ora ch’ero in un paradiso tropicale, immerso in una natura lussureggiante, mi trovavo ad agognare l’inferno delle nostre città inquinate e violente ma piene di fascino.
Di questo era certamente colpevole una sorta di magia che non bisogna condividere in alcuna delle tante forme, soprattutto la droga.
Quel mondo, dominato dalla misteriosa presenza di Circe, non poteva farmi dimenticare un altro cielo dove finalità e l’eterno, sono amministrati dall’Artefice del creato.
Cercai di riprendere il filo del discorso con Greta.
– Scusami – dissi con la bocca impastata dalle bacche – hai ragione, ma ora rimetteremo ordine tra i pensieri. Dobbiamo prima di tutto organizzare il ritorno e per farlo abbiamo bisogno d’individuare il punto che mette in contatto i due mondi.
Era tornata ad essere la mia compagna con cui dividere il fumoso mistero che mi circondava.
Le dissi della carta che avevo trovato nella casa della rupe e, ancora una volta, fui sfiorato dal sospetto che già sapesse, che avesse visto tutto.
Aiutandomi ad alzarmi da quella specie di cuccia in cui ero caduto fuggendo dalle braccia della sirena mi chiese:
– Ma cosa dice il messaggio lasciato dai naufraghi? Pensi che qualcuno, magari un loro discendente, viva nell’Isola?
– No, – borbottai – l’unico punto interessante è quello che parla di un raggio, el rayo verte che, al tramonto, si tufferebbe nel mare ad indicare il punto d’escape. Forse potremmo individuarne le coordinate – dissi tornato apparentemente lucido – ma di questo parlano molte leggende, e non so quanto contarci. In ogni caso dovremo arrampicarci sui due picchi dell’isola e individuare l’angolo con cui il raggio si getta in mare.
– Andiamo alla casa delle rocce – ordinò all’improvviso, come sapesse come arrivarci. Era la cosa che desideravo meno in quel momento, volevo soprattutto evitare un incontro di Greta con una di quelle creature. Leggende e libri, pensai, sono maschilisti; non parlano mai di un coinvolgimento di donne nella malia del richiamo, almeno che, cosa non scritta, non sia proprio quello il modo di procurarsi sirene.
Il giorno non era ancora caduto era quel momento, tra chiens et loups, in cui il cielo sta per coniugarsi con il suolo, istanti propizi per ogni genere d’incontri.
La casa non la interessò particolarmente, anche perché era differente da come la ricordavo, ora era simile ad una delle tante grotte che avevano ospitato gli uomini di Neanderthal, con graffiti sulle pareti, tracciati però in tempi più recenti, forse al tempo della grande eruzione del Krakatoa.
Non c’era più neanche quel giaciglio di foglie che m’aveva accolto.
Greta, che non poteva seguirmi nei miei pensieri, si sedette sul baule di legno e m’incitò:
– Dovremo studiare bene le carte che, a quanto capisco, sono state scritte da uomini che hanno visitato questi luoghi prima di noi, scoprire che fine hanno fatto e se sono riusciti ad abbandonare l’Isola.
